Fondamenti teorici ed epistemologici della Psicoterapie della Gestalt
(Paolo Quattrini)
Nel panorama degli attuali orientamenti in psicoterapia, l'approccio della
Gestalt Therapy (di seguito definita con l'acronimo P. d. G.) rappresenta un
indirizzo che si è consolidato progressivamente negli ultimi decenni sino a
divenire uno dei modelli di intervento statisticamente più diffusi sul
territorio nazionale.
Tale diffusione sembra a noi dovuta sia alla ricchezza e coerenza interna
del modello epistemologico di riferimento, sia all'efficacia degli interventi
nel lavoro clinico con l'individuo, con i gruppi e con le organizzazioni, sia
all'efficacia degli interventi psicopedagogici preventivi.
La concezione gestaltica dello sviluppo e del benessere psicofisico
individuale, infatti, fonda la "diagnosi" sulle possibilità intrapsichiche e
relazionali perdute dalla persona che ha cristallizzato il suo agire in
comportamenti ripetitivi, inadeguati al contesto attuale, e quindi al benessere
personale, e fonda l'intervento psicologico sul sostegno alle cosiddette "parti
sane", alle risorse che, se pur in quantità limitata, ogni individuo possiede in
sé e può recuperare nell'ambiente.
In questa concezione, quindi, la psicoterapia diviene uno degli strumenti,
in alcuni casi l'unico possibile, per riattivare ed ampliare il processo di
evoluzione personale ed il disagio psichico esce da quell'ottica strettamente
psichiatrica che per secoli aveva tenuto tanti individui ai margini della
società, troppo spesso persino relegati in strutture manicomiali.
Alla diffusione del modello clinico-applicativo della P. d. G., che in
Italia data da circa venti anni, si sono progressivamente affiancate e
consolidate iniziative di formazione professionale che ad oggi si esprimono in
una decina di Istituti di formazione diffusi su tutto il territorio nazionale.
Tali iniziative risultano per la maggior parte collegate ad associazioni
professionali nazionali ed internazionali e/o ad autorevoli rappresentanti della
disciplina in Paesi dove la Terapia della Gestalt si è originariamente
sviluppata, in particolare negli Stati Uniti d'America dove sono presenti i tre
principali orientamenti: la scuola dell'East Coast (l'Istituto di New York, che
raccoglie l'eredità di Laura Perls, Isadore Fromm, Paul Goodmann), la scuola
della West Coast (che raccoglie l'orientamento dell'ultima fase di Fritz Perls e
di suoi collaboratori quali Jim Simkin, Claudio Naranjo, Gary Yontef, Abrham
Lewitzky) e la scuola di Cleveland (rappresentata da Joseph Zinker, Erving e
Miriam Polster).
Sotto l'influsso dei promotori della P. d. G., anche l'Europa ha assistito
ad un progressivo espandersi ed approfondirsi del modello gestaltico ed
annovera, aIlo stato attuale, una ricca distribuzione di iniziative qualificate
di realtà associative e di formazione professionale in Inghilterra, Francia,
Germania, Spagna, Svizzera, Belgio, Olanda, Polonia, Norvegia, Svezia solo per
menzionare i riferimenti più consistenti. Gli Istituti Europei sono riuniti
nella European Association for Gestalt Therapie (EAGT), a sua volta membro dell'
European Associastion for Psychotherapie (EAP) e della World Association for
Psychotherapie.
Nella realtà Italiana, la Psicoterapia della Gestalt oltre ad essere
tuttora veicolata da iniziative proposte da professionisti stranieri, si esprime
a livello associativo nella Federazione Italiana delle Scuole e Istituti di
Gestalt (F.I.S.I.G.) che si è costituita nell'aprile del 1989 allo scopo - come
recita l'art.4 del suo statuto- di "favorire l'evoluzione della teoria e delle
tecniche di intervento della Gestalt in ambito nazionale ed internazionale. A
tal fine promuove attività di ricerca, sperimentazione e divulgazione per
sensibilizzare ai principi della pratica gestaltica e per agevolare e tutelare
la diffusione corretta di tale metodo".
Scopo precipuo della Federazione stessa è quello di stabilire i criteri di
tutela degli standards qualitativi e quantitativi delle attività formative, come
è specificato all'art.1 del suo regolamento "la FISIG ha inoltre il compito di
garantire la corretta definizione ed attuazione, da parte delle Scuole ed
Istituti federati, dei programmi di formazione professionale alla pratica
psicoterapeutica, alla docenza ed alla supervisione didattica e professionale".
Questo programma di formazione è stato approvato in contenuti e modalità
formative dalla F.I.S.I.G. e sarà effetuato da Didatti-Supervisori riconosciuti
dalla Federazione, come da documentazione allegata; rispetta inoltre i criteri
delle altre associazioni nazionali ed internazionali delle quali l'IGF è membro,
in particolare EAGT, AAGT, IGTA e la FIAP
Il modello di intervento psicoterapeutico nell'approccio gestaltico in
realtà non deriva direttamente dal suo attuale back-ground teorico, ma si è
evoluto da un'altra prassi, la Psicoanalisi, man mano che a questa venivano meno
alcuni capisaldi teorici. La Psicoterapia della Gestalt può considerarsi
un'evoluzione della psicoanalisi una volta tolto il supporto epistemologico del
modello fisicalista ottocentesco, supporto che Perls ricostituisce attraverso la
Psicologia della Gestalt, I'Esistenzialismo e la Fenomenologia.
Se consideriamo elementi centrali della prassi freudiana,
l'interpretazione dei sogni e l'elaborazione del transfert e della coazione a
ripetere, vediamo che ugualmente nella Psicoterapia della Gestalt si procede
elaborando i sogni, il rapporto tra paziente e terapeuta e i comportarnenti
ripetitivi. Le componenti base del disturbo psichico sono quindi quelle che
aveva scoperto Freud e anche le vie di approccio sono le stesse.
In Psicoterapia delle Gestalt cambia però radicalmente il metodo
d'intervento perché cambia, nell'ottica di Perls, il senso di questi fenomeni:
il transfert nella P. d. G. è visto come assenza di contatto piuttosto che come
proiezione; i comportamenti che si ripetono invece che meccanismi miranti solo
al controllo dell'ansia diventano anche tentativi di chiudere una situazione
rimasta incompiuta (Gestalt incompiute, unfinished business) per un motivo o per
un altro; l'elaborazione del sogno viene considerata un'occasione per
sperimentare altre parti di sé piuttosto che l'emergere del rimosso.
Gli studi di Perls prendono l'avvio da un'ottica opposta alla psicologia
associazionista e basata su alcuni principi fondamentali derivati dagli
Psicologi della Gestalt e da altri autori a loro vicini in differenti modi.
Partendo dai dati sensoriali, gli Psicologi della Gestalt, sottolineano
come questi vengano assunti dall'organismo in maniera differenziata, vale a dire
non semplicemente secondo un grafico di aumento progressivo costante, ma con un
andamento piuttosto sinusoidale, con una curva cioè ciclicamente restrittiva dei
dati che l'organismo riesce ad assumere. La percezione quindi risulta
organizzata ed i dati preferenzialmente assumibili sarebbero quelli richiesti
per il completamento di una Gestalt, vale a dire di un insieme che ha una
determinata funzione. Questa modalità organizzativa oltre che una tendenza è
anche un bisogno dell'organismo, ed è con questo bisogno che Perls spiega le
cosiddette fissazioni nevrotiche, che nel suo pensiero risultano Gestalt
incompiute che riemergono continuamente nell'aspettativa di raggiungere una
conclusione: "la qualità più importante di una Gestalt è la sua dinamica, la
necessità imperiosa che una Gestalt possiede che la porta a chiudersi ed a
completarsi. Tutti i giorni sperimentiamo questa dinamica. A volte il miglior
nome che si può dare ad una Gestalt incompleta è di chiamarla situazione
inconclusa (unfinished businness)".
In realtà secondo questa teoria non solo i dati percettivi vengono assunti
selettivamente, ma viene ridotta la loro gamma di significato dall'interazione
specifica all'interno della Gestalt che essi vanno a formare e nella quale
giocano un ruolo specifico, funzionale all'insieme.
Proprio per questa interdipendenza e reciproca, specifica modificazione,
si può capire come ogni parte di una Gestalt rifletta l'insieme e ne permetta la
comprensione intuitiva.
L'idea di campo percettivo organizzato nella relazione figura-sfondo,
viene elaborata da Perls, partendo dall'intuizione di un altro psicologo
gestaltista, Edgar Rubin: per valutare qualcosa (persona, oggetto, esperienza o
anche astrazione che sia), è necessario riferirlo ad un contesto. Per
l'organismo percipiente i contesti sono due: quello esterno in cui l'oggetto
percepito si colloca e quello interno costituito dalle esigenze mutevoli
dell'organismo stesso.
Già in "Ego, hunger and aggression" (1941), Perls sottolinea questo
concetto: l'assunzione di dati varia nella persona col variare dei bisogni
dell'organismo sui quali l'attenzione conscia e inconscia viene attirata,
conseguentemente le libere associazioni si situano via via su assi diversi e non
è più legittimo interpretarle come rivelatrici di un unico nucleo sottostante.
Da qui l'esigenza nella Psicoterapia della Gestalt, di assodare in primo luogo
il back-ground emozionale della persona che associa (operazione condotta per
esempio nel lavoro sui sogni tramite la preventiva identificazione del paziente
in ogni elemento del sogno).
In parallelo alle scoperte della fisica sulla contiguità e
sull'interdipendenza dei campi di forza, Kurt Lewin ha elaborato, già nel 1936,
la "Teoria del Campo" secondo la quale il comportamento di un organismo non è
comprensibile se non considerando le influenze che esercita su di lui
l'ambiente. Basandosi su questa riflessione, Perls si allontana progressivamente
dalla modalità tipica dell'approccio psicoanalitico del tempo che prende in
considerazione l'essere umano in quanto realtà individuale isolandola dal
contesto, e si muove verso una visione che coglie l'interdipendenza di ogni
comportamento e di ogni relazione urnana; Perls sottolinea così l'impossibilità
di attribuire significati estrapolando il fenomeno dal suo contesto. Data questa
concezione, la teoria della tecnica psicoterapeutica subisce profonde mutazioni
rispetto alla psicoanalisi che e si esprirnono fondamentalmente attraverso
diverse modalità di impostazione e di gestione della relazione terapeutica.
Nella Psicoterapia della Gestalt, infatti, il terapeuta esce d'ufficio dalla
posizione di neutralità e diventa ineluttabilmente parte in causa del processo
terapeutico.
Da Kurt, Goldstein, Perls deriva poi il concetto di "funzione di
autorealizzazione" in base alla quale gli organismi tenderebbero a crescere di
dimensione e in influenza sull'ambiente e ad organizzarsi di conseguenza sul
piano energetico. Questo concetto richiama la teoria della territorialità
formulata nell'etologia da K. Lorenz secondo la quale alcune specie animali
ereditano geneticamente la tendenza istintiva a conquistare un territorio sempre
più vasto, cosa che evidentemente permette maggiori probabilità di sopravvivenza
all'individuo ed alla specie. All'interno del modello gestaltico, Perls pone la
"funzione di autorealizzazione" in polarità con la funzione di sopravvivenza:
crescere ed espandersi oltre i limiti dell'abituale è allo stesso tempo un
rischio per la sopravvivenza, un comportamento conservatore è certamente più
funzionale ad essa ma è anche un bisogno ineluttabile data la spinta evolutiva
innata negli individui. L'inquietudine Faustiana assurge quindi a dimensione
biologicamente determinata e, sul piano dialettico, acquista una meta possibile,
realizzabile nel continuo processo di sintesi fra i due ordini di istanze:
conservazione ed espansione.
Altra componente del background gestaltico è l’Esistenzialismo, un taglio
filosofico che ribalta l'ottica delle ontologie classiche dell'Idealismo e del
Materialismo. Infatti, il fuoco si sposta dall'oggetto osservato all'attenzione
del soggetto osservante, il pensiero soggettivo, l'avventura del singolo
pensatore si sostituisce all'indagine oggettiva dell'Assoluto (Kirkegaard). In
un'ottica esistenzialista la volontà è il limite estremo dell'indagine oltre il
quale questa non è più lecita (Schopenhauer). Questa visione si adatta
particolarmente bene a Perls, ebreo berlinese reduce dalla prima guerra mondiale
dove è stato toccato profondamente dagli orrori della guerra e del razzismo e
che ha perso qualsiasi residuo di fiducia nelle istituzioni e quindi
nell'Autorità come garante di verità: seguire se stessi è l'unica via di
salvezza in tanto sfacelo.
Questa posizione diventa la colonna portante della Psicoterapia della
Gestalt.
Al contrario la concezione del dolore come verità assoluta che, in forme
diverse, si ripropone da Schopenhauer a Kirkegard, a Sartre è un'ombra alla
quale Perls si ribella, sottolineandone il valore biologico piuttosto che
culturale. L'uomo è visto come parte della natura, è un avvenirnento biologico,
la società stessa fa parte della natura. L'azione deliberata, l'autocontrollo,
la coscienza, sono di conseguenza funzioni sociali biologiche. La reintegrazione
può avere successo solo se tutta l'attività umana, sia quella deliberata come
quella spontanea, i sentimenti come i pensieri, sono considerati e trattati come
processi biologici. Il dolore quindi, altro non può essere considerato che un
campanello d'allarme, che avverte l'organismo della necessità di intervenire
sulla situazione in corso.
Qui Perls si differenzia esplicitamente dagli esistenzialisti, dato che
questi "hanno il difetto di prendere concetti a prestito da altre fonti: Buber
dal giudaismo, Tillich dal Protestantesimo, Sartre dal marxismo, Heldegger dalla
teoria del linguaggio, Binswanger dalla psicanalisi". Perls afferma invece: "La
terapia della Gestalt si sostiene sui propri fondamenti, perché i suoi
fondamenti (il riemergere delle necessità) rappresentano un bisogno biologico
primario". Per evitare il rischio di un irrigidimento biologista, dove il
comportamento diventerebbe prevedibile ed interpretabile, per esempio,
attraverso una teoria delle pulsioni come quella freudiana, Perls osserva:
"lasciando da parte la teoria delle pulsioni, se si considera l'organismo
semplicemente come un sistema in equilibrio che deve funzionare adeguatamente
dal punto di vista della sopravvivenza, (è chiaro che) la situazione più urgente
è quella che assume la funzione di controllo, di organizzazione del
comportamento", cosa che ricorda da vicino la critica di Wittgenstein a Freud
riguardo la teoria dei desideri. Secondo Wittgenstein nell'anima umana sono
presenti "disposizioni" abbastanza generiche, che si precisano contingentemente
in relazione agli oggetti disponibili. La concezione di Perls, analogamente a
quella di Wittgenstein, lascia alla persona un margine di scelta e quindi di
libertà che permette di vedere l'essere umano impegnato nella gestione della
propria quotidianità come fatto centrale della sua esistenza, dove la creatività
gioca evidentemente un ruolo della massima importanza. Scelta e creatività hanno
possibilità di esistenza solo nel qui ed ora (lì ed allora), cioè in un momento
determinato nel tempo e nello spazio dove esistono determinati oggetti,
determinate situazioni e determinate emozioni. E' questa la centralità del qui
ed ora nella Psicoterapia della Gestalt: non esiste alcuna possibilità di
prendere decisioni al di fuoori di un contesto reale o immaginario che sia.
Come la prassi psicanalitica si trasforma man mano che Perls ne
sostituisce i pilastri teorici, anche l'Esistenzialismo, inserito nel contesto
della teoria gestaltica, cambia faccia e diventa un Esistenzialismo, per così
dire, positivo caratterizzato dalla tendenza a mettere in luce gli spazi di
libertà che si aprono nella vita umana attraverso la responsabilità e la
creatività.
E' dove il pensiero degli esistenzialisti converge su questo punto che
Perls lo integra nel suo: la rivendicazione del trascendente come elemento
intrinseco ad ogni attività sociale di Tillich, la spiritualità fondata
sull'incontro fra Io e Tu di Buber, la dignità resa all'esperienza della
percezione da Heidegger e Merleau Ponty, la concezione del contatto come base
del senso della vita di Minkoski, il rispetto della specificità della persona di
Binswanger (che diagnostica non in base ad un modello, ma in relazione alle
possibilità perdute dalla persona che si arena in certi comportamenti), sono,
infatti, vere e proprie strutture portanti della pratica psicoterapeutica in
Gestalt. Perls dialettizza poi la differenziazione che Sarte ha teorizzato fra
essere per sé ed essere in sé, fra coscienza ed azione, fra scrivere e vivere,
nell'espressione come azione cosciente, manifestazione consapevole di sé che
trascende sia l'opacità dell'essere "in sé", che la mancanza di peso dall'essere
"per sé".
Esprimersi è il mezzo e lo scopo della Psicoterapia della Gestalt:
l'espressione modifica il mondo senza l'insensatezza dell'agire istintivo e
grezzo, dando spazio in questo modo sia alla pienezza della vita sensoriale che
alla radicale libertà della coscienza.
D'altra parte con Heidegger, l'Esistenzialismo si era appropriato della
Fenomenologia Husserliana spostandola ben lontano dalle intenzioni del suo
fondatore. Se Husserl infatti intendeva la Fenomenologia come osservazione
rigorosa del fenomeno con sospensione di teorie e giudizi, in Heidegger la
Fenomenologia diviene la teoria della manifestazione come unico luogo dove
l'ente diventa essente. Il manifestarsi non appare dunque, semplicemente come un
fenomeno cui destinare il rigore scientifico, ma oggetto cui dare valore per
eccellenza. Così il ~a~v~~v, l'apparire, il manifestarsi, l'essere fenomeno è il
massimo che si può chiedere all'ente (persona o oggetto che sia) degno in sé del
massimo rispetto: il fenomeno non deve cioè essere riportato a un piano di
realtà di maggior valore, come si fa quando si interpreta. Per Heidegger,
strumento per eccellenza della manifestazione è il linguaggio, come fenomeno e
con le sue leggi.
Il rispetto heideggeriano per il fenomeno si incontra direttamente con la
passione di Perls per il teatro, in cui appunto il fenomeno, cioè l'espressione,
non solo è tutto ma è anche fruibile in quanto tale (spettacolo piacevole) e si
presenta congiunta a una griglia di giudizio sul piano esperienziale (spettacolo
più o meno piacevole). Questo permette di spostare il criterio di giudizio
dall'azione all'espressione che ha uno spazio di manovra interazionale di gran
lunga superiore all'azione. L'espressione è in realtà di capitale irnportanza in
psicoterapia: già a Frend era nota l'importanza di distinguere l'agire dal
parlare, e l'acting out è appunto il proibito per eccellenza nella prassi
psicoanalitica. In effetti, il setting psicoterapeutico non è certo il luogo
dove si possa agire, qualunque sia il modello teorico di riferimento, come una
palestra non è il luogo dove si possano fare dei combattimenti reali: quando
l'agire è liberamente al servizio delIa soddisfazione delle pulsioni, i più
forti impediscono agli altri qualsiasi sviluppo.
L'espressione invece permette alla persona di acquisire non solo la
consapevolezza del proprio mondo interiore, ma anche di quello esterno dove
l'espressione si situa e nel quale la rappresenta: l'espressione per assolvere
la sua funzione di rappresentanza deve essere efficiente e come tale, partecipa
della natura dell'azione.
Anche in Merleau Ponty Esistenzialismo e Fenomenologia convergono nella
valutazione della percezione come fatto primario, luogo dove mondo interno e
mondo esterno si incontrano. Il suo pensiero mette a fuoco il processo del
percepire come evento basilare che ha sede nel corpo, ed il corpo come luogo
dell'esperienza, per eccellenza: il vissuto fisico rappresenta il clou del senso
della realtà. Merleau Ponty è considerato a buon diritto uno dei pilastri
teorici della Gestalt. Da qui alle tesi reichiane il passo è breve. Perls deve
appunto a Reich la teoria del corpo come sede dei conflitti psichici.
Quando si parla di approccio fenomenologico nella psicoterapia della
Gestalt, si intende quindi una fenomenologia nel senso di Heidegger e di Merlenu
Ponty piuttosto che di Husserl: si intende cioè un rispetto del fenomeno come
avente intrinsecamente valore e anche un'attenzione ai particolari dei fenomeni
stessi (atteggiamento fisico, tono della voce, ecc. nel caso di una persona che
sta parlando) nella doppia direzione del significato (qualunque particolare ha
un suo significato) e della fruibilità del loro manifestarsi come esperienza,
direzione questa che dà senso all'espressione "qualità della vita".
Il passaggio dai vecchi sistemi filosofici che si confrontano con
l'assoluto ai più nuovi approcci relativisti comporta ovviamente la
relativizzazione degli indici di confronto (vero-falso) che non per questo
perdono comunque di funzionalità: se il dolore non è più una verità assoluta,
resta pur sempre possibile per la persona rendersi conto se sente male o no, se
una certa cosa gli piace o no, se desidera qualcosa o no. Una verità relazionale
è molto più complessa da appurare e richiede specifici parametri: il
costruttivismo di Maturana e Varela, gli studi sulla comunicazione di
Wittgenstein e il dualismo interazionista di Popper sono di grande aiuto in
questa nuova dimensione.
Uno sviluppo dell'ottica fenomenologica applicata alle scienze naturali è
il cosiddetto Costruttivismo. Dall'idea kantiana dell'inconoscibilità della
"Realtà in sé" e passando per il rendere dignità al fenomeno, il Costruttivismo
fa un passo avanti mostrando come la ricerca della "Realtà in sé" sia un falso
problema e la conoscenza sia semplicemente uno strumento capace di ottenere
effetti sull'ambiente esattamente come una chiave apre una serratura: la chiave
non sa niente della serratura, si limita a funzionare senza che l'operazione,
una volta riuscita, lasci una conoscenza, una mappa della serratura della chiave
(l'uso di un grimaldello è un esempio della ricerca a tentoni di innescare in
una serratura un processo di apertura).
Varela e Maturana propongono una visione scientifica dei processi
conoscitivi, invitando all'abbandono di metatore romantiche come quella che
l'organismo si faccia una mappa interna del mondo e attraverso quella lo
“conosca": conoscere è in quella epistemologia un meccanismo che gli organismi
usano per rimanere aperti al mondo esterno senza perdere la loro identità
organizativa, senza decadere cioè dalla classe di organizzazione cui
appartengono e in funzione della quale sono omeostatici. La classe di
organizzazione viene definita da Varela e Maturana in maniera trasversale
anzichè longitudinale: invece di defınire i viventi come quelli che soddisfano
certi bisogni con certi comportamenti, gli autori li defıniscono come quelli che
hanno certi bisogni e si comportano in modo da continuare ad averli. L'accento
non è qui sulle modalità di soddisfazione, che sono assolutamente variabili ma
sui bisogni stessi, la cui costanza garantisce appunto l'appartenenza alla
classe. In defınitiva guardando da questo punto di vista qualcuno che non abbia
fame, paura e tentazioni sessuali decade dalla classe degli esseri umani, mentre
fınché ha questi impulsi appartiene alla classe, indipendentemente da se e come
li risolve. Questo concetto viene detto "autopoiesi".
Nella psicoterapia della Gestalt questo punto di vista supporta
evidentemente l'uso di riconoscere il back-ground della persona dai suoi bisogni
( per appartenere alla classe degli esseri umani deve senz'altro averli),
lasciando invece totalmente aperte le modalità di soddisfacimento e permettendo
in questo modo una funzione ufficiale alla creatività: se il modo di
soddisfazione non è un sentiero obbligato (si tratta infatti di cambiare strada
di fronte all'impossibilità) e dato che, d'altra parte, le alternative sono
innumerevoli, è chiaro che in un modo o in un altro una persona può riuscire a
soddisfarsi.
Il concetto poi di conoscenza come chiave per aprire serrature, connette
il processo con gli effetti piuttosto che con le sue promesse, avallando così la
modalità con cui è nata la P. d .G.. Essa, infatti, ha sviluppato le sue
premesse teoriche da una prassi già in uso e soprattutto supportando una
modalità di indagine indirizzata ad effetti che non trovano la loro
giustificazione in teorie, ma nel vissuto stesso della persona. Il processo
conoscitivo intrapsichico ed interpersonale fonda così la sua tipica modalità
evolutiva nella comunicazione, nel contatto.
Una voce fondamentale nella demitizzazione delle comunicazioni umane è
certamente Wittgenstein con la sua affermazione che il significato di una frase
esiste solo nella misura in cui la sua struttura logica viene rispettata: la
logica, che è il nume tutelare delle comunicazioni, si chiama infatti con il suo
nome completo "logica formale" volendo significare con questo che il suo
funzionamento dipende dalla correttezza della forma con cui la preposizione
logica si esprime. E' la mancanza di rispetto per la struttura della lingua che
produce situazioni di incomunicabilità e non il fatto che ognuno ha la propria
esperienza che non può mai arrivare all'altro nella sua specificità. Nessuno
infatti necessita, per sentirsi compreso, che l'altro viva esattamente la sua
esperienza: il bisogno di comprensione si limita in realtà al fatto che l'altro
la percepisca empaticamente e sia in grado, quindi, di adottare comportamenti
complementari (sofferenza-consolazione, paura-rassicurazione,
entusiasmo-approvazione ecc.). L'alterazione manipolante delle strutture
linguistiche, che sia fatta in maniera consapevole oppure inconsapevole, ha
semplicemente la funzione di confondere l'esperienza e negare i bisogni
dell'interlocutore: il rispetto della struttura delle comunicazioni è in realtà
un lavoro, un'azione deliberata ed intenzionale che implica il superamento di
diffıcoltà a volte molto grandi e che richiede oltretutto un vero e proprio
rigore morale.
Wittgenstein considera in realtà la comunicazione un'azione del più alto
valore etico. Molte sono le conseguenze di questo atteggiamento. Una di queste è
che nelle discrepanze della comunicazione affiora quello che Freud chiamava il
rimosso, bisogni cioè che sono latenti e che possono manifestarsi malgrado la
persona: nella pratica della Psicoterapia della Gestalt questo significa avere
un modello di corretteza a cui riferire l'azione del paziente (la sua
comunicazione), trovando porte di accesso a quelle parti dell'esperienza che
sono fuori contatto e, allo stesso tempo, avendo a disposizione gli strumenti
per raggiungerle: la persona cui venga richiesto di rendere corretta la propria
comunicazione di solito non può evitare di rendersi conto di qualcosa di nuovo
riguardo a se stessa.
Ulteriore supporto all'approccio gestaltico deriva dal dualismo
interazionista di Karl Popper. Ne "L'Io e il suo cervello" l'autore, citando
Kant affascinato dall’universo e dalle necessità morali dell'uomo, afferma che
gli esseri umani non sono macchine, dato che sono insostituibili: "ogni qual
volta muore un uomo, è un universo intero ad andare distrutto". La tesi di
Popper è che si può dimostrare quest'affermazione a partire dal Materialismo
stesso: il Materialismo cioè ha in sé impliciti gli elementi che permettono di
trascenderlo.
Nell'ambito della dottrina materialistica la teoria generalmente
accreditata, riguardo al problema della mente, è il cosiddetto parallelismo: i
fenomeni psichici cioè, si ritiene che avvengano in parallelo a quelli
neurologici. A questa visione Popper oppone quello che chiama "dualismo
interazionista": i fenomeni psichici sono sì "appoggiati" al sostrato
neurologico, ma con un grado di indipendenza tale da permettere un interazione
con questi. Questa è un'ottica che, secondo Popper, permette di "capire" meglio
i fenomeni psichici all'interno dell'Evoluzionismo, dove ogni forma e struttura
organica subisce la pressione della selezione naturale e tende a scomparire
quando non è vantaggiosa per la sopravvivenza.
Secondo la teoria del parallelismo, infatti, la vita psichica non sarebbe
altro che un inutile ridondanza, fenomeno chiaramente difficile da spiegare in
ottica evoluzionista. Adottando il punto di vista di Popper, possiamo immaginare
come questa pur relativa indipendenza, permetta di indirizzare le proprie scelte
fuori dai binari organici, in modo che la vita della persona non si risolva
esclusivamente nella reazione alle pressioni ambientali ma abbia la possibilità
di orientarsi in funzione di bisogni etici/estetici e di utilizzare le capacità
creative per risolvere i problemi "impossibili" che le varie e conflittuali
istanze psichiche comportano. Popper dimostra inoltre come il determinismo debba
cedere le armi di fronte alla creatività, la quale cambiando imprevedibilmente
le premesse, rende del tutto irnprevedibili gli sviluppi futuri di qualsiasi
situazione.
Il supporto che il dualismo interazionista dà alla Psicoterapia è
evidente: intanto sottolineando l'indipendenza dei processi psichici e la loro
possibilità di interagire con i processi organici dà la misura dell'importanza
della consapevolezza come spazio di manovra in cui compare la possibilità di
indirizzare in una direzione o un altra la propria vita. Soprattutto,
considerando il futuro imprevedibile per via della creatività, questa teoria
permette di porsi di fronte ai temi esistenziali senza la pregiudiziale di una
prognosi negativa che, in campo psichico, è solo un atteggiamento pessimista con
conseguenze di solito nefaste sulla terapia.
La creatività è in definitiva lo strumento fondamentale di un
Esistenzialismo positivo: se di fronte alla vita l'essere umano non è
onnipotente, in realtà non è neanche impotente e, anche se con sforzo,
difficoltà e limitazioni, può esercitare un'opera di trasformazione del mondo
che rende la vita un'avventura che non si ferma mai e che in nessun modo paò
essere ritenuta banale.