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LA GESTALT

INDIRIZZO SCIENTIFICO-CULTURALE DELLA GESTALT THERAPY

Nel panorama degli attuali orientamenti in psicoterapia, l'approccio della Gestalt Therapy (di seguito definita con l'acronimo P. d. G.) rappresenta un indirizzo che si è consolidato progressivamente negli ultimi decenni sino a divenire uno dei modelli di intervento statisticamente più diffusi sul territorio nazionale. Tale diffusione sembra a noi dovuta sia alla ricchezza e coerenza interna del modello epistemologico di riferimento, sia all'efficacia degli interventi nel lavoro clinico con l'individuo, con i gruppi e con le organizzazioni, sia all'efficacia degli interventi psicopedagogici preventivi.

La concezione gestaltica dello sviluppo e del benessere psicofisico individuale, infatti, fonda la "diagnosi" sulle possibilità intrapsichiche e relazionali perdute dalla persona che ha cristallizzato il suo agire in comportamenti ripetitivi, inadeguati al contesto attuale, e quindi al benessere personale, e fonda l'intervento psicologico sul sostegno alle cosiddette "parti sane", alle risorse che, se pur in quantità ridotte, ogni individuo possiede in sé e può recuperare nell'ambiente.

In questa concezione, quindi, la psicoterapia diviene uno degli strumenti, in alcuni casi l'unico possibile, per riattivare ed ampliare il processo di evoluzione personale ed il disagio psichico esce da quell'ottica strettamente psichiatrica che per secoli aveva tenuto tanti individui ai margini della società, troppo spesso persino relegati in strutture manicomiali.

Alla diffusione del modello clinico-applicativo della Psicoterapia della Gestalt, che in Italia data da circa venti anni, si sono progressivamente affiancate e consolidate iniziative di formazione professionale che ad oggi si esprimono in una decina di Istituti di formazione diffusi su tutto il territorio nazionale. Tali iniziative risultano per la maggior parte collegate ad associazioni professionali nazionali ed internazionali e/o ad autorevoli rappresentanti della disciplina in Paesi dove la Terapia della Gestalt si è originariamente sviluppata, in particolare negli Stati Uniti d'America dove sono presenti i tre principali orientamenti: la scuola dell'East Coast (l'Istituto di New York, che raccoglie l'eredità di Laura Perls, Isadore Fromm, Paul Goodmann), la scuola della West Coast (che raccoglie l'orientamento dell'ultima fase di Fritz Perls e di suoi collaboratori quali Jim Simkin, Claudio Naranjo, Gary Yontef, Abrham Lewitzky) e la scuola di Cleveland (rappresentata da Joseph Zinker, Erving e Miriam Polster).

Sotto l'influsso dei promotori della Psicoterapia della Gestalt, anche l'Europa ha assistito ad un progressivo espandersi ed approfondirsi del modello gestaltico ed annovera, aIlo stato attuale, una ricca distribuzione di iniziative qualificate di realtà associative e di formazione professionale in Inghilterra, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Belgio, Olanda, Polonia, Norvegia, Svezia solo per menzionare i riferimenti più consistenti. Gli Istituti Europei sono riuniti nella European Association for Gestalt Therapie (EAGT), a sua volta membro dell' European Associastion for Psychotherapie (EAP) e della World Association for Psychotherapie.

Nella realtà Italiana, la Psicoterapia della Gestalt oltre ad essere tuttora veicolata da iniziative proposte da professionisti stranieri, si esprime a livello associativo nella Federazione Italiana delle Scuole e Istituti di Gestalt (F.I.S.I.G.) e nella Ferderazione Italiana Gestalt, Psicoterapia e Counselling ad orientamento fenomenologico esistenziale (FeIG) allo scopo di favorire l'evoluzione della teoria e delle tecniche di intervento della Gestalt in ambito nazionale ed internazionale. A tal fine promuove attività di ricerca, sperimentazione e divulgazione per sensibilizzare ai principi della pratica gestaltica e per agevolare e tutelare la diffusione corretta di tale metodo.

Scopo precipuo delle due Federazioni è quello di stabilire i criteri di tutela degli standards qualitativi e quantitativi delle attività formative e di garantire la corretta definizione ed attuazione, da parte delle Scuole ed Istituti federati, dei programmi di formazione professionale alla pratica psicoterapeutica, alla docenza ed alla supervisione didattica e professionale.

Teorie e filosofie di riferimento nella Psicoterapia della Gestalt

Il modello di intervento psicoterapeutico nell'approccio gestaltico in realtà non deriva direttamente dal suo attuale back-ground teorico, ma si è evoluto da un'altra prassi, la Psicoanalisi, man mano che a questa venivano meno alcuni capisaldi teorici. La Psicoterapia della Gestalt può considerarsi un'evoluzione della psicoanalisi una volta tolto il supporto epistemologico del modello fisicalista ottocentesco, supporto che Perls ricostituisce attraverso la Psicologia della Gestalt, I'Esistenzialismo e la Fenomenologia.

Se consideriamo elementi centrali della prassi freudiana, l'interpretazione dei sogni e l'elaborazione del transfert e della coazione a ripetere, vediamo che ugualmente nella Psicoterapia della Gestalt si procede elaborando i sogni, il rapporto tra paziente e terapeuta e i comportarnenti ripetitivi. Le componenti base del disturbo psichico sono quindi quelle che aveva scoperto Freud e anche le vie di approccio sono le stesse.

In P. d. G. cambia però radicalmente il metodo d'intervento perché cambia, nell'ottica di Perls, il senso di questi fenomeni: il transfert nella P. d. G. è visto come assenza di contatto piuttosto che come proiezione; i comportamenti che si ripetono invece che meccanismi miranti solo al controllo dell'ansia diventano anche tentativi di chiudere una situazione rimasta incompiuta (Gestalt incompiute, unfinished business) per un motivo o per un altro; l'elaborazione del sogno viene considerata un'occasione per sperimentare altre parti di sé piuttosto che l'emergere del rimosso.

Gli studi di Perls prendono l'avvio da un'ottica opposta alla psicologia associazionista e basata su alcuni principi fondamentali derivati dagli Psicologi della Gestalt e da altri autori a loro vicini in differenti modi.
Partendo dai dati sensoriali, gli Psicologi della Gestalt, sottolineano come questi vengano assunti dall'organismo in maniera differenziata, vale a dire non semplicemente secondo un grafico di aumento progressivo costante, ma con un andamento piuttosto sinusoidale, con una curva cioè ciclicamente restrittiva dei dati che l'organismo riesce ad assumere. La percezione quindi risulta organizzata ed i dati preferenzialmente assumibili sarebbero quelli richiesti per il completamento di una Gestalt, vale a dire di un insieme che ha una determinata funzione. Questa modalità organizzativa oltre che una tendenza è anche un bisogno dell'organismo, ed è con questo bisogno che Perls spiega le cosiddette fissazioni nevrotiche, che nel suo pensiero risultano Gestalt incompiute che riemergono continuamente nell'aspettativa di raggiungere una conclusione: "la qualità più importante di una Gestalt è la sua dinamica, la necessità imperiosa che una Gestalt possiede che la porta a chiudersi ed a completarsi. Tutti i giorni sperimentiamo questa dinamica. A volte il miglior nome che si può dare ad una Gestalt incompleta è di chiamarla situazione inconclusa (unfinished businness)".

In realtà secondo questa teoria non solo i dati percettivi vengono assunti selettivamente, ma viene ridotta la loro gamma di significato dall'interazione specifica all'interno della Gestalt che essi vanno a formare e nella quale giocano un ruolo specifico, funzionale all'insieme.

Proprio per questa interdipendenza e reciproca, specifica modificazione, si può capire come ogni parte di una Gestalt rifletta l'insieme e ne permetta la comprensione intuitiva.

L'idea di campo percettivo organizzato nella relazione figura-sfondo, viene elaborata da Perls, partendo dall'intuizione di un altro psicologo gestaltista, Edgar Rubin: per valutare qualcosa (persona, oggetto, esperienza o anche astrazione che sia), è necessario riferirlo ad un contesto. Per l'organismo percipiente i contesti sono due: quello esterno in cui l'oggetto percepito si colloca e quello interno costituito dalle esigenze mutevoli dell'organismo stesso.

Già in "Ego, hunger and aggression" (1941), Perls sottolinea questo concetto: l'assunzione di dati varia nella persona col variare dei bisogni dell'organismo sui quali l'attenzione conscia e inconscia viene attirata, conseguentemente le libere associazioni si situano via via su assi diversi e non è più legittimo interpretarle come rivelatrici di un unico nucleo sottostante. Da qui l'esigenza nella Psicoterapia della Gestalt, di assodare in primo luogo il back-ground emozionale della persona che associa (operazione condotta per esempio nel lavoro sui sogni tramite la preventiva identificazione del paziente in ogni elemento del sogno).

In parallelo alle scoperte della fisica sulla contiguità e sull'interdipendenza dei campi di forza, Kurt Lewin ha elaborato, già nel 1936, la "Teoria del Campo" secondo la quale il comportamento di un organismo non è comprensibile se non considerando le influenze che esercita su di lui l'ambiente. Basandosi su questa riflessione, Perls si allontana progressivamente dalla modalità tipica dell'approccio psicoanalitico del tempo che prende in considerazione l'essere umano in quanto realtà individuale isolandola dal contesto, e si muove verso una visione che coglie l'interdipendenza di ogni comportamento e di ogni relazione urnana; Perls sottolinea così l'impossibilità di attribuire significati estrapolando il fenomeno dal suo contesto. Data questa concezione, la teoria della tecnica psicoterapeutica subisce profonde mutazioni rispetto alla psicoanalisi che e si esprirnono fondamentalmente attraverso diverse modalità di impostazione e di gestione della relazione terapeutica. Nella Psicoterapia della Gestalt, infatti, il terapeuta esce d'ufficio dalla posizione di neutralità e diventa ineluttabilmente parte in causa del processo terapeutico.

Da Kurt, Goldstein, Perls deriva poi il concetto di "funzione di autorealizzazione" in base alla quale gli organismi tenderebbero a crescere di dimensione e in influenza sull'ambiente e ad organizzarsi di conseguenza sul piano energetico. Questo concetto richiama la teoria della territorialità formulata nell'etologia da K. Lorenz secondo la quale alcune specie animali ereditano geneticamente la tendenza istintiva a conquistare un territorio sempre più vasto, cosa che evidentemente permette maggiori probabilità di sopravvivenza all'individuo ed alla specie. All'interno del modello gestaltico, Perls pone la "funzione di autorealizzazione" in polarità con la funzione di sopravvivenza: crescere ed espandersi oltre i confini dell'abituale è allo stesso tempo un rischio per la sopravvivenza, un comportamento conservatore è certamente più funzionale ad essa ma è anche un bisogno ineluttabile data la spinta evolutiva innata negli individui. L'inquietudine Faustiana assurge quindi a dimensione biologicamente determinata e, sul piano dialettico, acquista una meta possibile, realizzabile nel continuo processo di sintesi fra i due ordini di istanze: conservazione ed espansione.

Altra componente del background gestaltico è l’Esistenzialismo, un taglio filosofico che ribalta l'ottica delle ontologie classiche dell'Idealismo e del Materialismo. Infatti, il fuoco si sposta dall'oggetto osservato all'attenzione del soggetto osservante, il pensiero soggettivo, l'avventura del singolo pensatore si sostituisce all'indagine oggettiva dell'Assoluto (Kirkegaard). In un'ottica esistenzialista la volontà è il confine estremo dell'indagine oltre il quale questa non è più lecita (Schopenhauer). Questa visione si adatta particolarmente bene a Perls, ebreo berlinese reduce dalla prima guerra mondiale dove è stato toccato profondamente dagli orrori della guerra e del razzismo e che ha perso qualsiasi residuo di fiducia nelle istituzioni e quindi nell'Autorità come garante di verità: seguire se stessi è l'unica via di salvezza in tanto sfacelo.
Questa posizione diventa la colonna portante della Psicoterapia della Gestalt.
Al contrario la concezione del dolore come verità assoluta che, in forme diverse, si ripropone da Schopenhauer a Kirkegard, a Sartre è un'ombra alla quale Perls si ribella, sottolineandone il valore biologico piuttosto che culturale. L'uomo è visto come parte della natura, è un avvenirnento biologico, la società stessa fa parte della natura. L'azione deliberata, l'autocontrollo, la coscienza, sono di conseguenza funzioni sociali biologiche. La reintegrazione può avere successo solo se tutta l'attività umana, sia quella deliberata come quella spontanea, i sentimenti come i pensieri, sono considerati e trattati come processi biologici. Il dolore quindi, altro non può essere considerato che un campanello d'allarme, che avverte l'organismo della necessità di intervenire sulla situazione in corso.

Qui Perls si differenzia esplicitamente dagli esistenzialisti, dato che questi "hanno il difetto di prendere concetti a prestito da altre fonti: Buber dal giudaismo, Tillich dal Protestantesimo, Sartre dal marxismo, Heldegger dalla teoria del linguaggio, Binswanger dalla psicanalisi". Perls afferma invece: "La terapia della Gestalt si sostiene sui propri fondamenti, perché i suoi fondamenti (il riemergere delle necessità) rappresentano un bisogno biologico primario". Per evitare il rischio di un irrigidimento biologista, dove il comportamento diventerebbe prevedibile ed interpretabile, per esempio, attraverso una teoria delle pulsioni come quella freudiana, Perls osserva: "lasciando da parte la teoria delle pulsioni, se si considera l'organismo semplicemente come un sistema in equilibrio che deve funzionare adeguatamente dal punto di vista della sopravvivenza, (è chiaro che) la situazione più urgente è quella che assume la funzione di controllo, di organizzazione del comportamento", cosa che ricorda da vicino la critica di Wittgenstein a Freud riguardo la teoria dei desideri. Secondo Wittgenstein nell'anima umana sono presenti "disposizioni" abbastanza generiche, che si precisano contingentemente in relazione agli oggetti disponibili. La concezione di Perls, analogamente a quella di Wittgenstein, lascia alla persona un margine di scelta e quindi di libertà che permette di vedere l'essere umano impegnato nella gestione della propria quotidianità come fatto centrale della sua esistenza, dove la creatività gioca evidentemente un ruolo della massima importanza. Scelta e creatività hanno possibilità di esistenza solo nel qui ed ora (lì ed allora), cioè in un momento determinato nel tempo e nello spazio dove esistono determinati oggetti, determinate situazioni e determinate emozioni. E' questa la centralità del qui ed ora nella Psicoterapia della Gestalt: non esiste alcuna possibilità di prendere decisioni al di fuoori di un contesto reale o immaginario che sia.

Come la prassi psicanalitica si trasforma man mano che Perls ne sostituisce i pilastri teorici, anche l'Esistenzialismo, inserito nel contesto della teoria gestaltica, cambia faccia e diventa un Esistenzialismo, per così dire, positivo caratterizzato dalla tendenza a mettere in luce gli spazi di libertà che si aprono nella vita umana attraverso la responsabilità e la creatività.
E' dove il pensiero degli esistenzialisti converge su questo punto che Perls lo integra nel suo: la rivendicazione del trascendente come elemento intrinseco ad ogni attività sociale di Tillich, la spiritualità fondata sull'incontro fra Io e Tu di Buber, la dignità resa all'esperienza della percezione da Heidegger e Merleau Ponty, la concezione del contatto come base del senso della vita di Minkoski, il rispetto della specificità della persona di Binswanger (che diagnostica non in base ad un modello, ma in relazione alle possibilità perdute dalla persona che si arena in certi comportamenti), sono, infatti, vere e proprie strutture portanti della pratica psicoterapeutica in Gestalt. Perls dialettizza poi la differenziazione che Sarte ha teorizzato fra essere per sé ed essere in sé, fra coscienza ed azione, fra scrivere e vivere, nell'espressione come azione cosciente, manifestazione consapevole di sé che trascende sia l'opacità dell'essere "in sé", che la mancanza di peso dall'essere "per sé".

Esprimersi è il mezzo e lo scopo della Psicoterapia della Gestalt: l'espressione modifica il mondo senza l'insensatezza dell'agire istintivo e grezzo, dando spazio in questo modo sia alla pienezza della vita sensoriale che alla radicale libertà della coscienza.

D'altra parte con Heidegger, l'Esistenzialismo si era appropriato della Fenomenologia Husserliana spostandola ben lontano dalle intenzioni del suo fondatore. Se Husserl infatti intendeva la Fenomenologia come osservazione rigorosa del fenomeno con sospensione di teorie e giudizi, in Heidegger la Fenomenologia diviene la teoria della manifestazione come unico luogo dove l'ente diventa essente. Il manifestarsi non appare dunque, semplicemente come un fenomeno cui destinare il rigore scientifico, ma oggetto cui dare valore per eccellenza. Così l'apparire, il manifestarsi, l'essere fenomeno è il massimo che si può chiedere all'ente (persona o oggetto che sia) degno in sé del massimo rispetto: il fenomeno non deve cioè essere riportato a un piano di realtà di maggior valore, come si fa quando si interpreta. Per Heidegger, strumento per eccellenza della manifestazione è il linguaggio, come fenomeno e con le sue leggi.

Il rispetto heideggeriano per il fenomeno si incontra direttamente con la passione di Perls per il teatro, in cui appunto il fenomeno, cioè l'espressione, non solo è tutto ma è anche fruibile in quanto tale (spettacolo piacevole) e si presenta congiunta a una griglia di giudizio sul piano esperienziale (spettacolo più o meno piacevole). Questo permette di spostare il criterio di giudizio dall'azione all'espressione che ha uno spazio di manovra interazionale di gran lunga superiore all'azione. L'espressione è in realtà di capitale irnportanza in psicoterapia: già a Frend era nota l'importanza di distinguere l'agire dal parlare, e l'acting out è appunto il proibito per eccellenza nella prassi psicoanalitica. In effetti, il setting psicoterapeutico non è certo il luogo dove si possa agire, qualunque sia il modello teorico di riferimento, come una palestra non è il luogo dove si possano fare dei combattimenti reali: quando l'agire è liberamente al servizio delIa soddisfazione delle pulsioni, i più forti impediscono agli altri qualsiasi sviluppo.

L'espressione invece permette alla persona di acquisire non solo la consapevolezza del proprio mondo interiore, ma anche di quello esterno dove l'espressione si situa e nel quale la rappresenta: l'espressione per assolvere la sua funzione di rappresentanza deve essere efficiente e come tale, partecipa della natura dell'azione.

Anche in Merleau Ponty Esistenzialismo e Fenomenologia convergono nella valutazione della percezione come fatto primario, luogo dove mondo interno e mondo esterno si incontrano. Il suo pensiero mette a fuoco il processo del percepire come evento basilare che ha sede nel corpo, ed il corpo come luogo dell'esperienza, per eccellenza: il vissuto fisico rappresenta il clou del senso della realtà. Merleau Ponty è considerato a buon diritto uno dei pilastri teorici della Gestalt. Da qui alle tesi reichiane il passo è breve. Perls deve appunto a Reich la teoria del corpo come sede dei conflitti psichici.

Quando si parla di approccio fenomenologico nella psicoterapia della Gestalt, si intende quindi una fenomenologia nel senso di Heidegger e di Merleau Ponty piuttosto che di Husserl: si intende cioè un rispetto del fenomeno come avente intrinsecamente valore e anche un'attenzione ai particolari dei fenomeni stessi (atteggiamento fisico, tono della voce, ecc. nel caso di una persona che sta parlando) nella doppia direzione del significato (qualunque particolare ha un suo significato) e della fruibilità del loro manifestarsi come esperienza, direzione questa che dà senso all'espressione "qualità della vita".

Elaborazioni successive che supportano l'approccio gestaltico

Il passaggio dai vecchi sistemi filosofici che si confrontano con l'assoluto ai più nuovi approcci relativisti comporta ovviamente la relativizzazione degli indici di confronto (vero-falso) che non per questo perdono comunque di funzionalità: se il dolore non è più una verità assoluta, resta pur sempre possibile per la persona rendersi conto se sente male o no, se una certa cosa gli piace o no, se desidera qualcosa o no. Una verità relazionale è molto più complessa da appurare e richiede specifici parametri: il costruttivismo di Maturana e Varela, gli studi sulla comunicazione di Wittgenstein e il dualismo interazionista di Popper sono di grande aiuto in questa nuova dimensione.

Uno sviluppo dell'ottica fenomenologica applicata alle scienze naturali è il cosiddetto Costruttivismo. Dall'idea kantiana dell'inconoscibilità della "Realtà in sé" e passando per il rendere dignità al fenomeno, il Costruttivismo fa un passo avanti mostrando come la ricerca della "Realtà in sé" sia un falso problema e la conoscenza sia semplicemente uno strumento capace di ottenere effetti sull'ambiente esattamente come una chiave apre una serratura: la chiave non sa niente della serratura, funziona senza che l'operazione, una volta riuscita, lasci una conoscenza, una mappa della serratura della chiave (l'uso di un grimaldello è un esempio della ricerca a tentoni di innescare in una serratura un processo di apertura).

Varela e Maturana propongono una visione scientifica dei processi conoscitivi, invitando all'abbandono di metatore romantiche come quella che l'organismo si faccia una mappa interna del mondo e attraverso quella lo “conosca": conoscere è in quella epistemologia un meccanismo che gli organismi usano per rimanere aperti al mondo esterno senza perdere la loro identità organizativa, senza decadere cioè dalla classe di organizzazione cui appartengono e in funzione della quale sono omeostatici. La classe di organizzazione viene definita da Varela e Maturana in maniera trasversale anzichè longitudinale: invece di defınire i viventi come quelli che soddisfano certi bisogni con certi comportamenti, gli autori li defıniscono come quelli che hanno certi bisogni e si comportano in modo da continuare ad averli. L'accento non è qui sulle modalità di soddisfazione, che sono assolutamente variabili ma sui bisogni stessi, la cui costanza garantisce appunto l'appartenenza alla classe. In defınitiva guardando da questo punto di vista qualcuno che non abbia fame, paura e tentazioni sessuali decade dalla classe degli esseri umani, mentre fınché ha questi impulsi appartiene alla classe, indipendentemente da se e come li risolve. Questo concetto viene detto "autopoiesi".

Nella psicoterapia della Gestalt questo punto di vista supporta evidentemente l'uso di riconoscere il back-ground della persona dai suoi bisogni (per appartenere alla classe degli esseri umani deve senz'altro averli), lasciando invece totalmente aperte le modalità di soddisfacimento e permettendo in questo modo una funzione ufficiale alla creatività: se il modo di soddisfazione non è un sentiero obbligato (si tratta infatti di cambiare strada di fronte all'impossibilità) e dato che, d'altra parte, le alternative sono innumerevoli, è chiaro che in un modo o in un altro una persona può riuscire a soddisfarsi.

Il concetto poi di conoscenza come chiave per aprire serrature, connette il processo con gli effetti piuttosto che con le sue promesse, avallando così la modalità con cui è nata la P. d .G.. Essa, infatti, ha sviluppato le sue premesse teoriche da una prassi già in uso e soprattutto supportando una modalità di indagine indirizzata ad effetti che non trovano la loro giustificazione in teorie, ma nel vissuto stesso della persona. Il processo conoscitivo intrapsichico ed interpersonale fonda così la sua tipica modalità evolutiva nella comunicazione, nel contatto.

Una voce fondamentale nella demitizzazione delle comunicazioni umane è certamente Wittgenstein con la sua affermazione che il significato di una frase esiste solo nella misura in cui la sua struttura logica viene rispettata: la logica, che è il nume tutelare delle comunicazioni, si chiama infatti con il suo nome completo "logica formale" volendo significare con questo che il suo funzionamento dipende dalla correttezza della forma con cui la preposizione logica si esprime. E' la mancanza di rispetto per la struttura della lingua che produce situazioni di incomunicabilità e non il fatto che ognuno ha la propria esperienza che non può mai arrivare all'altro nella sua specificità. Nessuno infatti necessita, per sentirsi compreso, che l'altro viva esattamente la sua esperienza: il bisogno di comprensione si riduce in realtà al fatto che l'altro la percepisca empaticamente e sia in grado, quindi, di adottare comportamenti complementari (sofferenza-consolazione, paura-rassicurazione, entusiasmo-approvazione ecc.). L'alterazione manipolante delle strutture linguistiche, che sia fatta in maniera consapevole oppure inconsapevole, ha semplicemente la funzione di confondere l'esperienza e negare i bisogni dell'interlocutore: il rispetto della struttura delle comunicazioni è in realtà un lavoro, un'azione deliberata ed intenzionale che implica il superamento di diffıcoltà a volte molto grandi e che richiede oltretutto un vero e proprio rigore morale.

Wittgenstein considera in realtà la comunicazione un'azione del più alto valore etico. Molte sono le conseguenze di questo atteggiamento. Una di queste è che nelle discrepanze della comunicazione affiora quello che Freud chiamava il rimosso, bisogni cioè che sono latenti e che possono manifestarsi malgrado la persona: nella pratica della Psicoterapia della Gestalt questo significa avere un modello di corretteza a cui riferire l'azione del paziente (la sua comunicazione), trovando porte di accesso a quelle parti dell'esperienza che sono fuori contatto e, allo stesso tempo, avendo a disposizione gli strumenti per raggiungerle: la persona cui venga richiesto di rendere corretta la propria comunicazione di solito non può evitare di rendersi conto di qualcosa di nuovo riguardo a se stessa.

Ulteriore supporto all'approccio gestaltico deriva dal dualismo interazionista di Karl Popper. Ne "L'Io e il suo cervello" l'autore, citando Kant affascinato dall’universo e dalle necessità morali dell'uomo, afferma che gli esseri umani non sono macchine, dato che sono insostituibili: "ogni qual volta muore un uomo, è un universo intero ad andare distrutto". La tesi di Popper è che si può dimostrare quest'affermazione a partire dal Materialismo stesso: il Materialismo cioè ha in sé impliciti gli elementi che permettono di trascenderlo.

Nell'ambito della dottrina materialistica la teoria generalmente accreditata, riguardo al problema della mente, è il cosiddetto parallelismo: i fenomeni psichici cioè, si ritiene che avvengano in parallelo a quelli neurologici. A questa visione Popper oppone quello che chiama "dualismo interazionista": i fenomeni psichici sono sì "appoggiati" al sostrato neurologico, ma con un grado di indipendenza tale da permettere un interazione con questi. Questa è un'ottica che, secondo Popper, permette di "capire" meglio i fenomeni psichici all'interno dell'Evoluzionismo, dove ogni forma e struttura organica subisce la pressione della selezione naturale e tende a scomparire quando non è vantaggiosa per la sopravvivenza.

Secondo la teoria del parallelismo, infatti, la vita psichica non sarebbe altro che un inutile ridondanza, fenomeno chiaramente difficile da spiegare in ottica evoluzionista. Adottando il punto di vista di Popper, possiamo immaginare come questa pur relativa indipendenza, permetta di indirizzare le proprie scelte fuori dai binari organici, in modo che la vita della persona non si risolva esclusivamente nella reazione alle pressioni ambientali ma abbia la possibilità di orientarsi in funzione di bisogni etici/estetici e di utilizzare le capacità creative per risolvere i problemi "impossibili" che le varie e conflittuali istanze psichiche comportano. Popper dimostra inoltre come il determinismo debba cedere le armi di fronte alla creatività, la quale cambiando imprevedibilmente le premesse, rende del tutto irnprevedibili gli sviluppi futuri di qualsiasi situazione.

Il supporto che il dualismo interazionista dà alla Psicoterapia è evidente: intanto sottolineando l'indipendenza dei processi psichici e la loro possibilità di interagire con i processi organici dà la misura dell'importanza della consapevolezza come spazio di manovra in cui compare la possibilità di indirizzare in una direzione o un altra la propria vita. Soprattutto, considerando il futuro imprevedibile per via della creatività, questa teoria permette di porsi di fronte ai temi esistenziali senza la pregiudiziale di una prognosi negativa che, in campo psichico, è solo un atteggiamento pessimista con conseguenze di solito nefaste sulla terapia.

La creatività è in definitiva lo strumento fondamentale di un Esistenzialismo positivo: se di fronte alla vita l'essere umano non è onnipotente, in realtà non è neanche impotente e, anche se con sforzo, difficoltà, può esercitare un'opera di trasformazione del mondo che rende la vita un'avventura che non si ferma mai e che in nessun modo può essere ritenuta banale.

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